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Il Cashmere

CASHMERE


CASHMERE: IL FASCINO DELLA TRADIZIONE


Il cashmere è da anni un punto fermo dell'abbigliamento, sinonimo di classicità e di comfort, lusso ed eleganza.
"il vello d'oro" o "manto dei re" suscita da sempre un fascino ineguagliabile per chi, alla ricerca del gusto e dello stile classico raffinato, ama indossare il calore e la morbidezza di una fibra naturale molto pregiata che vanta origini antiche.



Da dove proviene il Cashmere?
Dai romani a Marco Polo... da napoleone alla regina Vittoria d'Inghilterra

Alcune fonti attribuiscono il disegno "cashmere" alla regione indiana del Kashmir dove apparve nel XVII sec. come prezioso ornamento di sciarpe e scialli. Oggi solo limitate quantità provengono dalla provincia indiana del kashmir, dalla quale la fibra ha preso il nome.

Si racconta che sin dai tempi di Giulio Cesare, i nobili romani indossassero scialli, morbidi e con disegni originali, realizzati in cashmere e di provenienza indiana. Queste stole erano il simbolo di uno stato sociale molto elevato poiché molto rare e costose.

Alla fine del XIII secolo, Marco Polo, al ritorno dai sui viaggi in oriente, descrisse dei velli pregiati provenienti dalle capre e dai cammelli, utilizzati dai turcomanni e dai tartari.

La conoscenza di questo filato si diffuse in Europa a seguito alla campagna d’Egitto del 1792 di Napoleone Bonaparte, durante la quale l’esercito francese fronteggiò l’esercito dei turchi mamelucchi.
Gli ufficiali turchi sfoggiavano uno sfarzoso scialle triangolare di cashmere finemente disegnato, denominato “boteh”: bottino di guerra per i soldati francesi  che lo regalavano alle mogli in patria.

La moda di questi scialli si diffuse verso la metà del 1800 nei palazzi nobiliari europei e alla corte della regina Vittoria d’Inghilterra che, tramite la Compagnia delle Indie, importava in Europa i preziosi scialli realizzati in “pashmina” (“pash” significa “lana”, quindi lana che proviene dalla regione del Kashmir).

Le tessiture del cashmere si svilupparono in India, nel XVI secolo ai tempi ai tempi della dinastia Mogol. L’ alto tenore di vita e l’ elevato grado di cultura, portavano i Mogol ad indossare questi morbidi e caldi scialli per difendersi dalle rigide temperature invernali.

Camillo Benso Conte di Cavour cercò di allevare in Italia la capra da cui deriva il cashmere. Questo tentativo fallì miseramente in quanto in Italia non esistevano le condizioni climatiche e ambientali che portano l’animale a produrre la preziosa fibra che lo difendeva dal freddo.




Alcuni numeri...

300 grammi: quantità di cashmere fornito da una capra in un anno.
6,5 km: lunghezza del filo necessario per fare una maglia.
3/4 capre per produrre il filato sufficiente per realizzare un cappotto di cashmere.
104 milioni: le capre che vengono allevate in tutto il mondo per la fibra.

I luoghi di produzione del miglior cashmere sono la Mongolia esterna (ex repubblica sovietica) a Nord del deserto del Gobi, dove viene prodotta fibra prevalentemente “brown” e l'Inner Mongolia (regione che fa parte della Repubblica Popolare Cinese), a Sud del Gobi, che produce fibra prevalentemente “white”, la più preziosa e adatta ad essere tinta nei colori chiari e pastello.
Le capre vivono allo stato brado, senza confini e sono in parte accudite dai pastori mongoli, una popolazione stimata intorno ai due milioni e mezzo di persone, che nel mese di maggio, periodo della muta del pelo, radunano i greggi per la tosatura.

Le capre da cashmere (Capra Hircus Blythi) sono di taglia media, alte circa 60 cm al garrese, con un peso che varia dai 50 –60 Kg per il maschio ai 35-45 Kg per la femmina.

La parte di pelo che diventerà prezioso cashmere risiede nella zona più nascosta del vello, nella calda e fitta lanugine che si trova subito a ridosso della pelle e che viene chiamata sottovello, borra, duvet, tiflit. Questa è corta, liscia, morbidissima, soffice e quasi serica ed è la parte che più efficacemente protegge l’animale dal freddo. E’ il maschio a produrre la maggiore quantità rispetto alla femmina che, nel periodo della gravidanza e dell’allattamento perde facilmente il pelo divenuto più fragile.

Per ottenere lo spessore di un millimetro occorre mettere in parallelo circa 70 fibre delle più fini, mentre dalla pettinatura di una capra si ricavano dai 200 ai 500 grammi di sottovello, che si riducono della metà, dopo il trattamento che dovrà subire per essere raffinato. Alla luce di queste notizie si possono ben giustificare i prezzi notoriamente molto elevati di questa specialissima fibra, unica al mondo.

Oltre che dalla Mongolia interna, una cospicua quantità di cashmere proviene anche dall’ Iran, dall’Afghanistan e dalla Mongolia esterna.
La lanugine migliore si ottiene solo tra il 4° e 6° anno di vita dell'animale.


Successivamente in pacchi e a dorso di cammello la lana arriva ai centri di raccolta. Qui si passa alla selezione in base alla finezza e al colore e quindi alla separazione delle fibre più grosse dal finissimo duvet che verrà lavorato.



La produzione

Il processo di produzione del cashmere si compone di 5 fasi principali: raccolta, cernita e lavaggio, egiarratura, filatura e tessitura.
La borra presenta molte impurità, che dovranno essere eliminati insieme ai residui di fibre ordinarie chiamate "giarre". Per far questo, si procede ad una serie d’operazioni: viene prima selezionata a mano, lavata e dejarrata. Solo dopo essere stata pulita e raffinata è ritenuta pronta per essere impiegata nel settore tessile.

Tutte queste operazioni ridurranno la quantità e la resa non sarà superiore al 50-55%. Questo procedimento ha inizio con una nuova selezione manuale allo scopo di rimuovere le impurità più evidenti.
Il ”sucido”, grossolanamente epurato, viene lavorato con delle piccole ”corde” che ne miglioreranno la pulizia.

Il successivo processo di lavorazione consiste nel lavaggio in grandi vasche per eliminare totalmente le impurità e uniformare il colore delle fibre. Il pelo é reso più soffice grazie all’utilizzo di ammorbidenti e detergenti appositamente studiati per essere efficaci senza danneggiare la fibra.

Al termine di questa lavorazione, il materiale viene prima centrifugato in appositi macchinari e poi asciugato nei forni.
Il prodotto che risulta al termine di queste lavorazioni sarà un materiale soffice e morbido, pronto per essere utilizzato dall’industria tessile: il Cashmere dejarrato.

Le caratteristiche di questa fibra sono uniche: la lana è infatti calda e morbidissima, ma anche leggera e resistente, lascia traspirare la pelle ed è confortevole.

Nei laboratori, viene dapprima testato il filato appena arrivato, per mandarlo poi in produzione. La prima fase è la smacchinatura
Segue il controllo dei teli smacchinati, che avviene su tavoli luminosi. In questa fase i tessuti vengono sottoposti ad un'ulteriore selezione e i teli con delle anomalie vengono scartati.


La cucitura e la riammagliatura, fase successiva, è una tecnica di lavorazione affidata all'abilità e all'esperienza delle riammagliatrici.

A capo finito, con un lavaggio a base di sapone di Marsiglia ed ammorbidente, chiamato "follatura", vengono eliminati il grasso e l'olio. Il lavaggio e la follatura sono due processi delicati poichè in questa fase solo l'attento lavoro di esperti chimici con una lunga esperienza nel campo del cashmere permette di ottenere quella sensazione di morbida tenerezza al tatto tipica del miglior cashmere.


A questa segue il controllo del capo, per verificare che durante il lavaggio non si siano verificate anomalie nel tessuto. Di seguito, il capo viene messo a misura e poi pressato a vapore seguendo una tecnica manuale. Infine, il capo viene ripassato con un ferro a vapore. Il nostro capo è pronto per essere etichettato e controllato con cura.

Le maglie Cashmere & Co.
Ricordiamo che per realizzare le nostre maglie, utilizziamo ESCLUSIVAMENTE filati ritorti 2 ply, ossia a due fili ritorti. Ogni kg sviluppa circa 26000 metri di filo.
Ad occhio nudo, con un filato 2 ply, si hanno punti più regolari, compatti e brillanti.




 
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